Una prefazione bella e importante al nuovo libro di Massimo Carraro sul Coworking: quella di Ivana Pais. La presentiamo in anteprima.

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Ivana PaisÈ in fase di ultimazione il libro di Massimo Carraro sul Coworking.

Il nostro fondatore ne sta già parlando un po’, sui suoi social personali, ma oggi qui, sul blog ufficiale del Network pubblichiamo un’anteprima assoluta: la prefazione di Ivana Pais.

Le note della prof. Pais, ordinaria di sociologia economica all’Università Cattolica di Milano, mettono l’accento su tre aspetti fondamentali del progetto di Coworking Rete Cowo®:

1 – Ibridazione online-offline

2 – La valorizzazione delle risorse disponibili

3 – La prossimità

Come sempre, quando si ascolta (o si legge, come in questo caso) Ivana Pais non solo si imparano delle cose, ma si scopre come “unire i puntini”.

Ed è un piacere.

Grazie alla prof.ssa Pais per la sua collaborazione, e buona lettura a tutti voi di questa piccola ma importantissima anteprima!

PREFAZIONE – DI IVANA PAIS

Sono entrata per la prima volta nel Cowo® n.1 di via Ventura a Milano per un Presentation Lunch (la “pizzata”).

Credo fosse il 2012.
Mi occupavo di innovazione economica e sociale ed ero incuriosita dalle forme di economia collaborativa che si stavano rafforzando e mettendo in rete tra loro, negli anni successivi alla crisi finanziaria ed economica del 2008.

Nella diversità delle esperienze, presentavano alcuni tratti in comune: il rapporto tra pari, la centralità di collaborazione e condivisione e, soprattutto, l’apertura.

Le piattaforme digitali sono aperte per natura, mentre è più difficile trovare questa logica nei luoghi fisici dell’innovazione, che più spesso erano (e sono) basati su logiche di club, con selezione all’ingresso.

Invece in Cowo®, fin dall’inizio, ho trovato la “porta aperta” che non a caso è il primo principio della cooperazione.

Lo sostiene anche Max nel libro:

Apertura potrebbe essere la parola chiave di tutta la “Coworking vision” di Cowo®

Quella porta per me negli anni è diventata girevole: sono entrata e uscita più volte dalle porte fisiche e dagli accessi digitali di Rete Cowo® e ho avuto il piacere di conoscere sempre meglio le persone che la abitano.

In questo libro troverete la storia di Cowo®, le esperienze accumulate in 13 anni e un patrimonio di conoscenze che, come sempre, Max ha deciso di condividere.

Credo ci sia anche altro, in queste pagine: c’è l’onestà di quelli che sono stati definiti gli “eroi quotidiani”, di chi fa innovazione non per seguire le mode o per costruire la propria identità come innovatore, ma perché ci vede un valore per sé e per altri, di chi non copia e incolla l’ultima tendenza della Silicon Valley ma riflette su come implementare nuove strategie nel nostro tessuto socio-economico.

Max, che si definisce “un artigiano” del suo lavoro, aggiunge:

Chi sceglie di aprirsi al Coworking con Cowo® non è quasi mai un innovatore, nel senso “mediatico” del termine […] i miei affiliati sono […] persone normalissime, che scelgono di proporre e divulgare un modo migliore di lavorare nei loro normalissimi ambienti di riferimento.

Come si vede, nulla di eclatantemente innovativo, sono spesso tentativi che nascono modestamente, al di fuori dei percorsi di innovazione più noti negli ambienti che di questo si occupano.

È quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno e oggi è ancora più importante.

Negli anni in cui nasceva Cowo®, ci si chiedeva quanto sarebbe durata la crisi economica.

Ci abbiamo messo anni a capire che non sarebbe stata solo una temporanea battuta di arresto del processo di sviluppo economico. Oggi, di nuovo, ci si chiede quanto durerà la parentesi della crisi pandemica, senza considerare la più ampia crisi ambientale di cui è parte.

Dopo più di un anno dall’inizio della pandemia, ancora fatichiamo a uscire dalla sensazione di sospensione e a iniziare a progettare il futuro.

Questo libro ci aiuta a farlo: la ricostruzione dei tratti che caratterizzano il Coworking in Italia ci permette di delineare le direzioni in cui muovere i prossimi passi.

Mi limito a richiamare tre questioni a mio parere centrali e lascio al lettore il piacere di scoprire gli altri nelle pagine che seguono.

• Prima questione: l’ibridazione tra online e offline

Max ci ricorda che…

…il Web è il terreno su cui la pianta del Coworking ha attecchito ed è cresciuta: erano informatici i primi coworker americani, e anche questo ha un suo significato.
[…]
Il nostro lavoro con ogni spazio Cowo® è un continuo rimando tra i due piani: ciò che accade nei locali del Coworking, nel quartiere, alle persone coinvolte, viene riportato in forma di post o altro contenuto sul Web.

Le cose che pubblichiamo online servono spesso a far succedere qualcosa sul territorio, negli spazi fisici del Coworking (incontri, contatti, piccoli e grandi eventi, altro) e così via.

Le esperienze di innovazione economica e sociale che – a partire dal 2013 – sono state ricondotte alla cosiddetta sharing economy si sono sviluppate prevalentemente attraverso piattaforma digitale.

In tutte le analisi dell’economia collaborativa, il Coworking crea problemi classificatori: non è basato su una piattaforma digitale ma opera secondo le stesse logiche.

Non solo: se non ci fosse il digitale probabilmente non sarebbe mai nato e comunque non sarebbe lo stesso.

• Seconda questione: la valorizzazione delle risorse già disponibili

Un principio – ancora una volta – coerente con l’economia collaborativa.

Su questo punto, Max richiama:

…l’utilizzo “ecologico” di risorse altrimenti sprecate (le scrivanie e gli uffici inutilizzati, grazie al Coworking, trovano nuova vita, nuovo senso) e l’affrancamento virtuoso da qualsiasi idea di Business Plan tradizionale.

Rete Cowo® non propone di creare nuove imprese ma di trasformare quelle già esistenti e indica una direzione: l’integrazione tra economia e società, tra scambi di mercato e forme di reciprocità.

Una reciprocità estesa a legami deboli, che consente la creazione di nuove reti di scambio di informazioni, di conoscenze e, fattore non secondario, di supporto emotivo.

• Terza questione: la prossimità

La pandemia ci ha fatto riscoprire i quartieri in cui viviamo e le potenzialità di un lavoro vicino a casa.

Questo ha aperto un dibattito stimolante sulla città policentrica e sulle potenzialità delle politiche per la città a 15 minuti e le sue varianti.

Questa dimensione è da sempre al cuore della proposta di Rete Cowo®.

Nel leggere le pagine che seguono, vedrete che ogni volta che parla di uno spazio Cowo®, a partire dal n.1, Max fa riferimento al quartiere:

In Via Ventura, nel quartiere Lambrate di Milano

L’esperienza del Cowo® di Via Ventura è particolare, come potrete leggere: lo spazio di Coworking ha aperto in una fase di profonda trasformazione del quartiere, a cui a sua volta ha portato un contributo determinante.

Ma Max generalizza questa esperienza e la considera un elemento portante della proposta:

…il primo e più importante target di riferimento per uno spazio Coworking è il km quadrato intorno ad esso: quartiere, vie, luoghi di riferimento

Il Coworking ha bisogno di quelli che la sociologia chiama i “beni collettivi locali”: mezzi di trasporto che consentano di raggiungere facilmente lo spazio, commercio di prossimità, una certa “atmosfera” che possa stimolare il confronto e l’innovazione.

Al tempo stesso, i Coworking sono essi stessi beni collettivi locali perché rappresentano una risorsa per la costruzione di nuove comunità economiche locali.

L’aspetto forse più interessante è che si tratta di luoghi radicati nel territorio e, nel contempo, connessi ad altri nodi, attraverso reti (come quella del Network Cowo®), partnership con altri attori e anche attraverso le reti lunghe e leggere del digitale.

Ringrazio Max per aver condiviso – ancora una volta – la sua esperienza e mi auguro che la lettura di questo libro possa stimolare nuovi eroi quotidiani.

Buona lettura!

(Ivana Pais è ordinaria di sociologia economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

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