My Coworking Day: il racconto di un giorno di (ottimo) lavoro al Coworking Milano Crescenzago.

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Alla ricerca di un Coworking a Milano? Facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, ampio e dotato di di sale per corsi e sale riunioni oltre che di una qualità dell’aria invidiabile?

Per #MyCoworkingDay la nostra coworker Cristina è rimasta nella sua città, Milano, e non lontana dal suo quartiere per lavorare per un giorno al Coworking Milano Crescenzago.

Com’è andata? Tutte le risposte nel racconto di questa giornata. (E se volete restare aggiornati su tutti i “giri per Coworking” di Cristina, cliccate sull’hashtag #MyCoworkingDay sui vari Social Network!)

 

Tornare a lavorare in un Coworking dopo mesi che non lo fai è di per sé una bella novità che rende piacevole la mattinata fin già dalle prime ore. Se poi il Coworking è a due passi da casa e ci vai persino in bicicletta, ovviamente, le belle sensazioni aumentano.

Ma la mia giornata al Coworking Milano Crescenzago non si limita certo né agli spostamenti né alle novità date da un lento e importante ritorno alla normalità. Anzi, in questo Coworking scoprirò – o forse riscoprirò – quanto è piacevole, importante e prezioso farsi stupire dalle persone in un contesto apparentemente dedicato al lavoro.

E riscoprirò anche – cosa che ho sempre saputo visto che di Coworking ne ho girati più di 25 in 3 anni – quanto lavorare da casa sia stato sì necessario, ma non sia eguagliabile allo stare in un luogo dove ogni minuto può essere una sorpresa. 

milano coworking crescenzagoMa le mie scoperte non finiscono certo qui.

Procediamo con ordine: per il #MyCoworkingDay sono oggi a Milano Crescenzago, quartiere non lontano da casa mia e che, confesso, raramente ho considerato per il lavoro.

Io ci arrivo in bici, che lascio davanti alla porta d’ingresso, ma per chi viene in macchina e in moto c’è un parcheggio con 2 posti auto e 4 per la moto.

Ad accogliermi sulla porta è Fiorenzo che, insieme a Sara, dal dicembre 2020 – sì, in piena pandemia – ha aperto questo Coworking.

In un certo senso, la pandemia su questa scelta ha avuto un’influenza in senso positivo: questo spazio avrebbe dovuto trasformarsi in un alloggio per studenti universitari, ma a causa del fatto che molti hanno seguito le lezioni a distanza, il progetto non è partito.coworking milano crescenzago ricarica cellulari

Ma è tutt’altro che un ripiego:

“Abbiamo riempito gli spazi fin da subito, anzi in base alle richieste ho dovuto anche fare delle modifiche”.

Ed essendo Fiorenzo un ingegnere non è stato particolarmente difficile.

Me lo spiega mentre mi porta in giro per questi 400 metri quadrati di Coworking in via Palmanova.

Oggi ci sono sia uffici chiusi da pareti a vetro che da pareti grigie – ma di quel grigio che piace e arreda – e open space per chi viene a lavorare qui per mesi o solo per qualche giornata.

C’è da dire però che le persone in questo momento prediligono gli spazi chiusi.

Anche se la maggior parte di quelli che conosco in questa giornata – professionisti dei settori più svariati, telefonia, comunicazione, solo per citarne alcuni – tendono tutti a tenere la porta aperta.

Il che è ovviamente un chiaro segnale di volontà di condivisione.

Quello che mi colpisce fin da subito è come il Coworking è arredato: all’entrata capisci subito di essere in un posto speciale in cui l’attenzione alle persone è quasi un mantra.

Quanti Coworking avete visto che hanno le stazioni di ricarica dei cellulari all’ingresso? Come mi spiega Fiorenzo:

“Li ho pensati per coloro che dimenticano i caricabatterie, ma anche per i loro clienti. Vedi? Ci sono tutti gli attacchi per qualsiasi tipo di smartphone, poi ognuno chiude a chiave, e quando ha bisogno di avere il cellulare perfettamente ricaricato viene a ritirarlo”.

Ma l’ingresso mi mostra altre sorprese: Fiorenzo e Sara amano tantissimo lo sport e questo si respira ovunque.

Io mi innamoro letteralmente di una pala di legno con bicicletta appesa alle pareti, delle loro medaglie – fanno triathlon – ma anche del fatto che non appena entri dietro la reception c’è la stampa di una “nuvola di parole”.

milano coworking crescenzagoE qui la parola principale è Coworking mentre intorno troviamo Sinergia, Obiettivo, Team, Insieme, Condivisione, Risorse, Comunicazione, Successo, Collaborazione, Lavoro, Percorso, Gioco di squadra, Team, Sviluppo, Crescita e così via.

Lo so: sono dettagli che notano le persone che come me amano le parole e se ne circondano quando possono. Ma è anche un bel modo di proporre a chi entra una sorta di Manifesto.

Il mio giro continua nell’area open space dove le scrivanie sono divise da un piccolo separè che garantisce l’isolamento acustico.

Nel momento in cui devi fare una telefonata, senti di avere la tua riservatezza, mentre ti basta spostarti con la sedia per chiacchierare con il tuo vicino.

Oltre a questo, c’è una cosa che mi lascia piacevolmente colpita che in effetti non realizzo fino a che Fiorenzo non me la spiega: in questo Coworking la temperatura è piacevole e c’è una sensazione di freschezza che non trovi facilmente negli ambienti di lavoro.

Anche se dove sono io non ci sono finestre aperte, non c’è aria viziata.

I miei occhi e la mia testa ringraziano: mi sembra di lavorare all’aria aperta, senza i fastidi che allo schermo può dare il sole.

Il “segreto” me lo spiega Fiorenzo:

“Si tratta della ventilazione meccanica controllata, alias VMC, che è un sistema meccanico in cui si assicura a tutti gli ambienti il regolare ricambio d’aria e una costante qualità. La salubrità dell’aria, certificata, la rende paragonabile a quella che si respira in montagna. Oltre a essere elevata, si elimina la formazione di muffe, si regola l’umidità degli ambienti e si riducono gli agenti inquinanti (chimici, fisici e biologici) come per esempio quelli contenuti nei detersivi, nel fumo di sigaretta oppure la CO2 e tutti quei microrganismi diffusi dalla respirazione”.

In tempo di Covid ovviamente anche questo fa molto piacere e rende lavorare con la mascherina meno pesante.

A me che amo far riposare gli occhi di tanto in tanto, per non dire delle “passeggiatine di ispirazione” che mi faccio spesso in giro per l’ufficio, questo ambiente dà una piacevolezza indescrivibile.

E anche dopo una giornata di lavoro vi posso assicurare che questa sensazione continua.

Ovviamente è aumentata dal fatto che sia i Cowo® Manager sia i coworker sono persone molto piacevoli.

Aggiunge ancora Fiorenzo:

Oltre alla VMC abbiamo un sistema di depurazione puntuale attraverso i prodotti LUX ed un generatore di ozono azionato dalle 22 alle 23 che viene posizionato in ogni singolo spazio tutte le sere per sanificare gli ambienti.

milano coworking crescenzagoIl Coworking ha poi tantissime altre cose di cui parlare: è ben arredato e ha una sua personalità davvero forte, mi resta impressa anche giorni e giorni dopo che sono andata via.

Intanto per le foto di Sara che sono ovunque e sono davvero splendide, io ho lavorato sotto il ponte di Brooklyn che lei ha immortalato durante il suo viaggio a New York, ma grande protagonista è anche il mare.

Inoltre nel corridoio che porta alla sala riunioni, le porte dei bagni sono piene di scritte con la parola toilette in tutte le lingue, c’è persino un pianoforte che è una delle tante attività di Fiorenzo.

Adesso l’ho messo in corridoio e ogni tanto mi metto a suonarlo con le cuffie ma prima era nel mio ufficio (la stanza più grande, ndr) dove c’è l’azienda di telefonia.

In questa parte del Coworking ci sono due ambienti che apprezzo particolarmente: la sala caffè e la sala riunioni.

Nella sala caffè, con macchinetta, distributore automatico e le costruzioni Lego fatte dai loro figli, scopro tante affinità con Sara e Fiorenzo su modi di pensare, di alimentarsi e la comune passione per la bici.

Bici che poi è protagonista nella sala riunioni dove c’è una bellissima Bianchi appartenuta al nonno. Qui facciamo la nostra pausa pranzo salutista – loro due hanno già corso la mattina e io sono a dieta – e ho modo di notare altre cose.

sala riunioni milano coworking crescenzagoIntanto ogni sedia di questa sala è affittabile per riunioni e corsi a un prezzo davvero contenuto – “Non voglio speculare”, dice Lorenzo, “ma far stare bene la gente” – è dotata di tavolino ribaltabile.

Ma non solo: lo stesso tavolo cui mangiamo è composto da due piani con rotelle oltre che appendibili a parete.

E come mi precisa Sara: “Si trasformano in lavagne e puoi scriverci sopra”.

Ma l’attenzione ai dettagli non finisce qui: la sala ha un accesso riservato ed è presente il servizio di incordatrice. Cos’è? Per gli appassionati di tennis, qui c’è la possibilità di sistemare la propria racchetta con “annessa partita a disposizione”, precisa Lorenzo sempre disponibile per qualsiasi sport.

E sport, accoglienza, condivisione, attenzione alla salute e alle persone sono le parole chiave che raccontano al meglio questo spazio che consiglio di andare a provare anche solo per provare a lavorare come se foste in montagna.

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