Cosa si impara, lavorando in 20 Coworking diversi? Tre domande e tre risposte con Cristina Maccarrone, giornalista, blogger e viaggiatrice.

Cristina Maccarrone Coworking

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Cristina, per il suo lavoro di giornalista e blogger, è spesso in viaggio.

Quando viaggia lavora, e quando si lavora si ha bisogno di un posto adeguato. Anche a centinaia di km dalla propria sede abituale.

È per questo che, ovunque si trovi, Cristina sceglie un Coworking Cowo®: in questo modo utilizza un servizio professionale di qualità, con il valore aggiunto di un incontro, un nuovo contatto, spesso una bella storia da conoscere e raccontare.

Nell’ambito della sua attività, è quindi anche Ambassador del progetto Cowo®, che indaga e racconta in modo costante, su e giù per l’Italia e anche oltre, visitando regolarmente gli spazi del Network, ed entrando in contatto con le varie Coworking Community.

A questa attività abbiamo dato un nome: #MyCoworkingDay.

Sia quando scrive di ecosistemi professionali (tra i suoi temi di riferimento c’è il lavoro), sia quando chiacchiera davanti a un caffè, Cristina posa sempre, sulle situazioni che incontra, uno sguardo speciale.

Attenzione, sensibilità e capacità di ascolto sono gli ingredienti di quello sguardo, che si ritrovano poi puntualmente nei suoi articoli e Ebook.

Il 19 gennaio 2019, al CowoShare su COWORKING E FORMAZIONE, ci racconterà questa sua attività un po’ speciale con lo speech:

  • IMPARARE CON IL COWORKING, OVVERO: LAVORARE IN 20 COWORKING DIVERSI E FAR PARTE DI UNA SOLA GRANDE COMMUNITY

L’intervista è qui sotto: buona lettura e grazie a Cristina per gli ottimi stimoli!

Cowo® –  Hai visto tanti Cowo, ne hai provati tantissimi, un po’ dappertutto.
Hai notato differenze? Tratti comuni? Cosa unisce tutti questi posti, a parte il brand Cowo®?
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Cristina Maccarrone –
Sì, devo dire che in questi 2 anni e passa, ne ho provati davvero tanti, da Milano a Roma, da Lugano a Firenze… e continuerò.
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“Provare” credo sia proprio il verbo giusto.
Per il progetto #MyCoworkingDay  trascorro una giornata in un Coworking, lavorando, chiacchierando e intessendo relazioni. E ogni volta che me ne vado, ne esco sempre molto arricchita e… felice, anche se ho fatto tre ore di treno.
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Ho notato ovviamente differenze tra un Coworking e l’altro: chi gestisce lo spazio da più tempo, è giustamente più “rodato” perché ha imparato sul campo.
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Non basta dire “voglio aprire un Coworking” o “voglio adibire parte della mia azienda a Coworking” perché nasca un Cowo®.
Ma anche nei Coworking “giovani” ho sempre visto tanta tanta voglia di fare.
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Potrei dire che ci sono differenze legate alla città dove ha sede il Coworking, ma questo forse inizialmente riguarda più i coworker che ci vanno a lavorare che i Cowo® Manager in sé.
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Per dire, in un posto come il Coworking Novara, dove gli stessi gestori mi dicevano che ancora non c’era troppo l’idea del Coworking, ho potuto riscontrare come si sta facendo cultura. Del lavoro, ma anche della relazione.
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Ad esempio: organizzano degli speed-date professionali che vanno talmente bene che a Milano alcune persone di Rete al Femminile, mi hanno chiesto di poterli contattare per imparare ad organizzarli.
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Novara insegna… a Milano.
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Ci sono differenze, dunque, che hanno a che fare con il tempo e la voglia di sperimentare, ma posso dire una cosa che invece accomuna tutti: le persone della Rete Cowo® sono tutte aperte alla relazione, tutte con quella marcia in più e quella voglia di ascoltare e mettersi in gioco.
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Io dico sempre che nella vita la grande differenza è tra chi ha compiuto quel mezzo metro e ha fatto il salto, vedendo cosa c’era al di là della staccionata, e chi è rimasto al di qua.
Chi vorrebbe cambiare, ma non lo fa per paura.
E forse non lo farà mai.
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Ecco, nei Coworking di Rete Cowo® che ho visitato, tutti hanno fatto il salto.
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Cowo® –  Dal punto di vista di chi gli spazi li utilizza per lavorare, a tuo parere può esserci un “modo migliore” di fare Coworking, o è tutto funzione dei fattori specifici locali?
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In altre parole, consiglieresti delle “best practice” a prescindere?
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Cristina Maccarrone – Secondo me sì, c’è un “modo migliore”.
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Il Coworking è essenzialmente per il freelance, tranne nei casi in cui sia un’azienda a mandare uno o più dipendenti in un Coworking, anziché affittare un ufficio da qualche parte.
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Ma anche in quel caso il dipendente è in un certo senso “free”: può decidere quale scrivania avere, fare pause quando lo ritiene e intessere relazioni che non sono per forza legate al suo lavoro..
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Pertanto, il modo migliore di portare avanti un Coworking, secondo me, è “mettersi in ascolto” del freelance.
Un Coworking deve poi avere scrivanie o postazioni che siano “agili”, sedie comode e tante prese elettriche a disposizione. Nonché – se possibile – aree relax, librerie e un posto dove mangiare tutti insieme: è a pranzo che nascono tante relazioni.
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Chi, come me, scrive ha poi bisogno di spazi ispiranti.
Allo stesso modo, può essere utile una sala riunioni (piccola o grande non importa) o un luogo appartato dove fare quella telefonata più delicata e personale, dove si gradisce un po’ di privacy, magari un caso di recupero crediti o la call con un cliente particolarmente importante.
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Oltre a rastrelliere per biciclette, un forno per scaldare le vivande, un frigo e… una cosa tra tutte: orari flessibili!
O magari la possibilità di avere le chiavi: non è detto che tutti finiscano il lavoro alle 19.
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In sintesi: un freelance in un Coworking si deve sentire a casa.
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E per sentirsi a casa, in tutti i modi si devono attivare relazioni.
Il lavoro stesso è relazione. È vero che spesso i rapporti nascono in modo spontaneo, ma se gli spazi sono chiusi, stretti o bui, o privi di aree comuni, i rapporti non vengono favoriti.
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Se poi il Cowo® Manager non c’è mai o gestisce tutto a distanza, può essere un altro fattore sfavorevole alla coesione: la presenza, la vitalità, sono cose fondamentali. Oltre all’amore per il Coworking che ho visto in un sacco di posti.
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E se si riesce, anche creare degli eventi di formazione o altro, più o meno strutturati… bingo!
Vanno benissimo anche gli appuntamenti più informali: aperitivi, pranzi di presentazione, pizze ecc… sono i momenti che fanno la cifra di un Coworking.
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Cowo® –  La città, il territorio, l’ambiente circostante: influiscono sullo spazio Coworking? Se sì, in che termini?
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Cristina Maccarrone –
Sì ma fino a un certo punto.

Spesso, quando viaggio lontano da Milano – dove ho la mia base, lavorativa e personale –   mi sento dire:
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“A Milano è più facile: lì c’è più cultura del Coworking”.
In parte è vero: a Milano è normale avere l’ufficio in un Coworking, ci sono persino avvocati che lavorano così e preferiscono stare con professionisti di settori diversi dal proprio anziché dividere l’ufficio con colleghi.
C’è gente che lavora nei bar, in piazza, sulle panchine… è frequente vedere freelance e professionisti aprire il PC e lavorare praticamente ovunque.
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Però posso dire che la stessa energia l’ho vista a Urbino, l’ho vista a Vado Ligure, l’ho vista a Bologna, a Lugano, a Sovico… un piccolo centro – per dire – che conosce solo chi conosce la Brianza.
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La città e l’ambiente aiutano, ma fino a un certo punto.
La vera differenza – per fortuna – la fanno le persone: quanto si attivano, quanto si sentono coinvolti e quanto sono disposte a darsi da fare per andare più avanti.
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Quanta visione del futuro hanno e quanto riescono a legarsi loro stessi al territorio.
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Sovico, per tornare su uno dei Cowo® che mi ha colpito di più, propone cose molto belle: il bookcrossing davanti alla porta, che fa sì che molti conoscano lo spazio dopo aver scelto un libro; il caffè di metà mattinata con gli anziani del paese; il progetto di inclusione sociale per persone con disabilità; l’incontro pubblico di presentazione dei professionisti
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Credo che un Coworking possa dare tantissimo a un territorio, anzi andrebbe incoraggiato in ogni modo.
Perché? Perché lo apre al mondo, gli dà la possibilità di imparare cose nuove e di non sentirsi da meno di una metropoli quale può essere Milano o Roma.
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Cristina Maccarrone è tra i relatori del CowoShare6  “COWORKING E FORMAZIONE” che si terrà a Milano il 19 gennaio 2019.
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L’evento è gratuito ma è indispensabile la registrazione per poter ricevere il biglietto di ingresso, che verrà richiesto al check-in dell’evento.
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LINK PER LA REGISTRAZIONE:

PROGRAMMA E INFORMAZIONI:

LOCATION:

VIDEO E DOCUMENTO DI PRESENTAZIONE:

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Incontro Nazionale CowoShare Milano 2019 al Coworking Bicocca Village